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7 gennaio 2010
Decennio.
Questo post è ovviamente dedicato a maelstrom. L'unico che ancora legge quel che scrivo in fatto di musica, io, che sono rimasto sostanzialmente impantanato nel 2001, e non riesco ad allontanarmene. Caro Salvo, pertanto, mi aspettavo davvero di trovare il tempo, e le forze, per un post degno. Lo immaginavo con le copertine degli album, o dei singoli, o screenshot dai videoclip, addirittura. E un breve, sagace commento ad ognuno.
E invece sono stato schiacciato. Dalla parola decennio. E allora non ha senso che io stia qui a mettere in classifica le emozioni che ho provato a 14 anni e gli ultimi mesi, paragonandole a ciò che ho potuto provare la prima volta che sono caduto dalla bicicletta a Trento, o passeggiando da solo a marzo a San Vito, nel vento, o alla fine del mio primo ed unico concerto dei Radiohead, dopo quelli dei Pearl Jam. Mentre ero in piedi su una collinetta di granito in Turchia sentivo solo la voce di un uomo, amplificata da un minareto lontano, e mentirei se dicessi che non è stata quella, la mia migliore emozione musicale del decennio.
Troppe cose, per una classifica. Io lo so, cosa ne penso, di questo decennio. Allora basterà una lista. Chi mi conosce, mk, misi, maelstrom, tutti capiranno leggendo. Se vorranno. Se non ci saranno mille altre cose da fare e da ascoltare.

Album del 2009... (non proprio del 2009, piuttosto ascoltato nel 2009—un anno lunare, direi)

Prima di iniziare sempre una citazione speciale per un non-classificato.
Neil Young. Tonight's the night. 1975.

3. Japandroids. Post-Nothing. 2009.
2. Television. Marquee Moon. 1977.
1. Nick Drake. Pink Moon. 1972.

Brano del 2009... (come sopra)

Al merito: Anime Salve, Fabrizio De Andrè e Ivano Fossati. In Anime Salve, 1996.

3. Crazy/Forever, in Post-Nothing. Japandroids. 2009.
2. Rejoice, in October. U2. 1982.
1. Ride, in Pink Moon. Nick Drake. 1972.

Il libro più bello che ho letto quest'anno? Il soccombente, di Thomas Bernhard. 1983.
La foto più bella che ho visto quest'anno, senz'alcun motivo, è questa

E ora il decennio.
31.12.1999 > 01.01.2010

Il libro più bello che io abbia letto in questo decennio (praticamente il 90% dei libri che ho letto in tutta la mia vita sono stati letti in questi dieci anni) è La versione di Barney, di Mordecai Richler, Adelphi. Quello che mi ha insegnato a leggere da solo (mi spiego, no?) è Si chiama Francesca questo romanzo, di Paolo Nori, Einaudi Stile Libero. Quello che tutti-si-aspettano, perché questi poi li leggiamo anche noi, i finti elitari, è Il signor Malaussène, di Daniel Pennac, Feltrinelli.
La poesia più bella che ho letto negli ultimi dieci anni, e io ne leggo pochissime, è di Emily Dickinson, Nostro sia.... Del 1862. La seconda è Mnje mala nada (Poco, mi basta), di Velimir Chlebnikov. La terza è I limoni, di Eugenio Montale. Dai tempi del liceo. Ovviamente nulla di tutto ciò è stato scritto negli anni '00, tranne forse Nori e Pennac, ma non importa, poiché erano comunque nel mio decennio.
Questa, è la foto più bella che io abbia fatto nel decennio. Quindi di sempre. In mia opinione.
La copertina del decennio, Amnesiac, Radiohead. 2001.

Per la musica. Di questo decennio. Un bel respiro.
I brani del decennio.
Una degna menzione va ad Olsen Olsen, Sigur Ròs, da Àgætis Byrjun (2000, anche se in Islanda uscì nel 1999).
5. The Rip, Portishead. Da Third, 2009.
4. Everything reminds me of her, Elliot Smith. Da Figure 8, 2000.
3. Everything in its right place, Radiohead. Da Kid A, 2000.
2. Pyramid song, Radiohead. Da Amnesiac, 2001.

Gli album, del mio decennio.
5. Binaural, Pearl Jam, 2000.
4. Figure 8, Elliot Smith, 2000.
3. Àgætis Byrjun, Sigur Ròs, 2000.
2. Amnesiac, Radiohead, 2001.

La città del mio decennio è Berlino.
Il viaggio del mio decennio è la Turchia.
Intuisco già che la canzone del 2010 sarà Smells like content, dei Books.
Il disco del mio decennio è l'unico disco che conosco.
Kid A dei Radiohead.

La canzone del mio decennio è la più bella di sempre. Ed è questa:


tchà.

ps. Dai commenti pare che—come al solito—le mie capacità di "embed" dei video da YouTube siano fallimentari, pertanto la canzone del decennio è Treefingers, da Kid A, ovviamente...

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permalink | inviato da NASH il 7/1/2010 alle 23:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
15 ottobre 2009
Cose che amo del mio Mac - #1
L'Oxford American Dictionary incluso e gratuito.

tchà.

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permalink | inviato da NASH il 15/10/2009 alle 16:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
5 settembre 2009
A [working class] bug's life

La mia casa al mare, la San Vito che un po' tutti qui conoscono, è del tutto invasa dalle formiche. Formiche ovunque. In bagno. Nei terrazzi. In cucina. Sotto gli armadi. Nel frigo. Formiche.


Però non mi urta particolarmente. Le stimo. Amo il loro sciovinismo. La loro totale mobilitazione per la patria. Il formicaio. La distribuzione rigida dei ruoli. Questa società perfetta, immutabile, del tutto anti-democratica. Una regina obesa utile solo alla riproduzione della specie, incarna tutto l'ethos popolare del formicaio e mantiene viva la fiamma debole della Tradizione. Un'élite di formiche più intelligenti delle altre impartisce ordini con spietata cecità, imponendo a piccole operaie di trascinare per centinaia di metri (eh, con le debite proporzioni) gigantesche molliche di pane; ordinando ad altri inermi sudditi di esplorare — a che pro? — il piatto umido della doccia.



Ma non sempre le folli Stalingrado delle formiche conducono ad inutili ecatombi. Mi piace pensare che la geniale, piccola formica, un Colombo post litteram del regno imenottero («No, sono certo che la soluzione non è camminare sempre su questo pavimento; il tesoro è là, lassù, in verticale»), capace di inerpicarsi su per la dispensa fino a raggiungere il barattolo dello zucchero, l'Eldorado di ogni insetto, il deposito di Paperone dei peduncolati, sia stato accolto in patria con enormi ovazioni, con l'aura di un Messia e di un salvatore. Immagino un'anziana formica burocrate reggergli il lauro in trionfo sussurrandogli dietro «Ricordati che sei mortale», e il complotto ordito alle sue spalle per eliminarlo, silenziosamente, prima della conquista finale del potere. La sua ultima missione, è una Persia di nome Baygon.


tchà.
20 agosto 2009
Sogno di una notte di mezza estate.
Sarà stato il condizionatore troppo forte dopo mezza nottata di aria calda e umida, ma stanotte ho avuto un'illuminazione in sogno.
Paolo Vallesi aveva appena pubblicato il suo singolo di maggiore successo e, impressionato dalla coerenza del suo messaggio politico ed ideologico, il Praesidium del Partito Comunista dell'Unione Sovietica lo invita a trasferirsi in URSS, per continuare con la sua attività protetto dalle sovvenzioni statali e in accordo con le decisioni del Consiglio degli Artisti.

©Antonucci su Flickr

Vallesi, lusingato, accettò la proposta, ma purtroppo era già il 1991, e di lì a poco la fine della Guerra Fredda avrebbe impedito di dare un senso alla proposta di Gorbacëv, e al suo carico di passione per i cantautori italiani politicamente schierati. «Le ragioni dell'insuccesso di Vallesi», lo chiamerei.

tchà.

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permalink | inviato da NASH il 20/8/2009 alle 8:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
6 agosto 2009
Hey! Fun facts about Estonia (and the Baltic countries generally)!

Lo sapevate che...


...l'Estonia è 12esima nella classifica mondiale della libertà di stampa redatta nel 2008 da Reporter Senza Frontiere?


...nei paesi baltici è normale che gli uomini rùttino liberamente in pubblico?


...l'estone medio consuma in un anno 81 litri di birra, rispetto ai 68 del suo cugino lituano?



...che Skype ha sede legale in Estonia (by marco l.)?


...che tutti i nomi propri maschili in lettone aggiungono una "s" finale che non si pronuncia?


...che il 76% degli abitanti dell'Estonia si professa agnostico o indifferente alle questioni religiose?


Beh, ora lo sapete.

tchà.

ps. Ho appena finito la mia presentazione e a fronte di mesi di potenziale vacanza, sono molto rilassato.
ps2. Carina la coincidenza che mi offre Flickr nell'atto di accedere al sito. La prima volta che mi compare il saluto estone.
DIARI
30 luglio 2009
Ecco
E alla fine arrivi e fa un caldo torrido. Lo senti appena tiri fuori la testa dalla porta dell’aereo. Come sempre. Colori predominanti: giallo e azzurro. Sembra che il caldo riesca a nascondere gli odori della terra e delle persone, che, come sempre, sono tante. Sono troppe, forse; ti confondono le idee e ti fanno dimenticare perché sei un po’ triste e un po’ scombussolata e perché questo giorno lo aspettavi e non lo aspettavi e perché questo arrivo un po’ lo volevi e un po’ no e perché pensi già a quando le scalette le riprenderai al contrario.

Ci sono molti modi per sentirsi confusi. Per esempio se ti sei abituata a pedalare ogni giorno per 10 minuti al massimo e adesso stai guidando da un’ora e mezza e ci sono solo macchine davanti, dietro e di lato. E fa un caldo atroce e l’aria condizionata non funziona e alla radio ci sono gli zero assoluto.

Oppure se ti sei abituata a cenare in compagnia di una persona e adesso ce ne sono tre più un cane, che non ti mollano un secondo, che ti vogliono dire a modo loro che mancavi, ma che fa strano quando ti dicono no aspetta quello è il mio posto, vabè dai siediti tu. Tavoli nuovi, sedie nuove. Alberi nuovi, addirittura. Chissà come, poi.

E l’invasione, poi, è un fattore confondente bello e buono. Ti prende così, quando meno te l’aspetti, mentre scarti regali che ti aspettano da maggio, mentre mangi una pesca o scegli acqua, da un frigo pieno di roba incredibilmente cara. Almeno all’esselunga.

In ogni caso è un piacere trovare qualcuno che sappia sempre ascoltare, allo stesso modo, da calde estati ormai passate – qualcuno che ti faccia passare per la testa un classico pensiero come mi sembra di averti visto ieri l’ultima volta.

E, chissà perché, per un momentino vorrei essere da qualche parte a studiare una materia assurda tipo, chessò, sistemi di gestione e di supporto strategico. Che poi, cosa sarà mai. Chissà.

Qui c’è un silenzio incredibile. Ogni tanto si sente una macchina passare. Ma niente gatti pazzi né scimmie urlatrici.

Le istruzioni parlavano chiaro, solo me ne ero dimenticata.

misirlou

24 luglio 2009
l'educazione non s'impara.

Allora è così che si fa, ascolta.

No no, non mettere fra i denti il cavo del computer.

Di nuovo, riproviamo. Vedi, è importante che tu sia ben educato, perché c’è un buon settantacinque per cento di cose che imparerai adesso che influenzeranno il resto della tua esistenza.

Ottanta per cento in certi casi. Dipende.

E quindi devi essere una spugna. No,  non nel senso che puoi rovesciare tutta l’acqua per terra, che qui è già un bel pantano. Adesso è il momento di assorbire tutto quello che i tuoi occhi piccoli e neri riescono a catturare, ogni odore sparso nell’aria di questa casa e di questi balconi, qualunque rumore che ti suona come nuovo, tutto da esperire, apprendere, catalogare e conservare per l’uso.

Come dici? Si esatto, prendi l’arte e mettila da parte, giusto.

Ma dove hai imparato…vabè, lasciamo stare.

L’importante, ti dicevo, è non perdere la concentrazione. Se perdiamo la concentrazione è finita per entrambi.

No perché è giusto che tu lo sappia, non sarà sempre coccole e palle di gomma.

Perché mi incazzerò e ti darò dello stupido. Mi guarderai e ti sembrerò ridicolo mentre urlo.

Ci manderemo a quel paese finendo i discorsi a metà. Tu piangerai e ci starai male, e io dovrò essere irremovibile, fermo come un palo. E non credere che non ci starò male anch’io.

Non pensare che vestire l’autorità mi piaccia. Anzi, mi riesce di un difficile stare lì a dire cosa puoi e cosa non puoi.

Ma purtroppo è così che funziona. Educatore e discepolo.

Non è servito a niente il ’68 dici?

Non lo so a cosa è servito. Forse se fossimo adesso, nel ’68, saremmo solo due amici.

Due amici anarchici magari, felici di non avere regole.

Ti piacerebbe?

Poi però non avresti bisogno di me. Né io di te.

No, neanche la notte.

Eh, sarebbe molto diverso.

Ma se non abbiamo bisogno l’uno dell’altro, se non ci rincuora sapere che esiste una raposa ed esiste un principezinho, che senso ha tutto questo?

Vedi, è complicato.

Io, la natura dei rapporti, non l’ho ancora capita. In tutto questo tempo, si.

Perché ti metti a occupare il tempo in cose stupide come comprare un nuovo lampadario, provare un paio di scarpe con gli sconti, senza fermarti a pensare alle persone.

Si, sono strani gli essere umani.

Non è come con i biscotti.

Certo, prendine pure uno. Buono eh? No, non lo so se contiene grassi idrogenati.

“La linea di biscotti Carrefour è ideale per la tua prima colazione. Un buon inizio di giornata grazie a prodotti gustosi e fragranti.” Mi sembra convincente, no?

Non lo leggo da nessuna parte. C’è un numero verde. Vuoi che chiami? È domenica, non so.

Ah ecco, senza grassi idrogenati, è scritto qui. Ne vuoi un altro?

Dormi?

….

 

 

C’è un odore nuovo in tutta la casa a cui dovremo abituarci. C’è lo straccio col manico rosso sempre pronto ad essere passato per cancellare le tracce della digestione. Ci sono i vaccini, le pillole per la svermitura, il trattamento antiparassitario, i croccantini quelli buoni, l’acqua per terra e la ciotola verde acqua rovesciata, gli ossi che suonano e le palle francesi, le formiche, l’insonnia delle quattro di notte, la sveglia delle sei e delle otto del mattino, i pianti ogni volta che si chiude la porta, le converse rosicchiate e chissà ancora quante cose nuove da capire.

 

 

Poi ci sei tu che ti addormenti sulle mattonelle della cucina, alla ricerca di un quadrato di freschezza,

mentre Jeff Buckley nell’altra stanza canta Halleluya.

Mi viene da dire Beato te.

 


 

 

Domani mattina avrò un pezzo di te in mezzo ai denti.

Non c’è pericolo, ho una fame senza fine.

Chissà se mi hai sentito o non mi hai voluto sentire.



mk.


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permalink | inviato da NASH il 24/7/2009 alle 20:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
21 luglio 2009
Building nationality.
In questi giorni continuo ad arrovellarmi il cervello su una tesi, un abstract, una presentazione da redigere, più un manipolo di papers che andrebbero letti e — quanto meno — capiti. Tuttavia, sulla maggior parte di questi argomenti non ripongo alcun interesse personale. Svolgere questi incarichi è assolutamente meccanico e spersonalizzante come tirare una leva, e il loro contenuto mi lascia del tutto indifferente, almeno quanto il risultato di Real Madrid-squadra malese x, o una mosca che indugi a strofinarsi le zampe.

Questo è quello che vorrei scrivere adesso:

Building nationality through music:
Scottish mainstream artists and identity-formation dynamics

Belle and Sebastien, Camera Obscura, Mogwai, Jesus and Mary Chain, Primal Scream, the Fratellis, Franz Ferdinand, KT Tunstall, Boards of Canada, Snow Patrol, Simple Minds, Idlewild, Arab Strap, Travis. Solo per citare quelli nelle tags di last.fm.

Scozia grande nazione. Aye.

tchà.

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permalink | inviato da NASH il 21/7/2009 alle 10:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
2 luglio 2009
Libreville.

Sto studiando, per ora. Sto scrivendo una cosa particolarmente noiosa. Riguarda il regionalismo. Le regioni nel mondo. Oltre, l'Unione Europea. Cosa fanno, chi sono, perché. Un'intera sezione di questo utile lavoro è dedicata alle varie organizzazioni regionali disseminate per tutti i continenti. Molte di queste, a discapito di ciò che possiamo pensare, hanno dei siti internet: spesso molto colorati, un po' confusionari e così ingenuamente 1.0! 


Uno mi ha colpito particolarmente. Riportava l'orario, la data e il luogo, ma in modo un po' strano. Evocativo, quasi. Diceva:


29/06/09

10:47:04

in Libreville, Gabon.


Libreville. E io mi chiedevo, cosa significasse alzarsi al mattino, a Libreville. Nel proprio appartamento. Magari un bilocale nelle periferie. Circondate da cosa? Che ne so io di quei posti? Cosa si vede da una finestra? Un banano? Mille banani rigogliosi? Immagino il disordine delle case da due, tre piani massimo, che si alzano tutte diverse sul marciapiede di fronte. Già alle 10 è un gran casino di cosa? Risciò esotici su cui un uomo mingherlino e in cintura di corda tira quintali di paglia caricata alla meno peggio? Motorini impolverati e gente col casco in testa allacciato sempre troppo largo? Delle sorte di Ape Piaggio col cassone chiuso, al cui interno il pane, la farina, o della carne, fanno il giro delle botteghe del quartiere?

Com'è, alzarsi la mattina a Libreville?




Continuando a cercare, informandomi su questo CARICOM, che non è una banca, ma la Comunità Caraibica, c'è la foto tristissima, abbattuta e scorata del presidente di turno. Il molto apparentemente giovane presidente della Guyana. La Guyana. Che lusso esagerato deve avere, un palazzo presidenziale in Guyana. Banani anche lì. MIgliaia di ettari di foreste di banani. Un manto di sudore ben celato sempre sulla fronte, mentre i 32° stabili dell'equatore battono su strade probabilmente sterrate, e i palazzi delle banche e delle poche imprese — sorti troppo rapidamente accanto a mezze baracche — brulicano di molti impiegati sgraziatamente in completo, che parlano e comprano cibo per strada alternando il loro passo veloce a grappoli di lavoratori a giornata, cui è andata male.

Banani, banani ovunque.


Non so più se queste scene le immagino sull'onda lunga della curiosità, o se sono immagini che rubo dai film e dai documentari pilotati dai servizi segreti, e rimonto nella mia testa un po' a piacimento.

Guardando la televisione, sempre stamattina, c'era un partita di rugby. Nelle isole Fiji, però. E pensavo all'arbitro della Federazione internazionale. "Vado alle Fiji", ad arbitrare. Non c'è mica uno stadio. C'è un prato. Sembra Lost, ma è abitatissimo. Un prato, e la gente che bivacca sulle collinette intorno. Le palme al posto dei tralicci dei fari. C'è gente che al posto di stupirsi ogni giorno, di ringraziare il dio del caso ogni mattina per la bellezza di un'isola dispersa nell'oceano, gioca a rugby. Lì dove immagino che la sopravvivenza sia legata ad accendere un fuoco con due legni e a squartare un cinghiale morto di vecchiaia, beh, c'è gente che perde tempo a stampare un numero su una maglietta, a far atterrare un arbitro, ad esultare per una meta. Dietro le collinette, atolli e sabbie bianche. Davanti, 30 energumeni che si sudano addosso.


E' tutto molto diverso da come immaginiamo, credo.

Possibilmente, non c'è neanche una banana, a Libreville.


tchà.



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permalink | inviato da NASH il 2/7/2009 alle 22:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
21 giugno 2009
Oggi.
C'è Palermo e nell'aria odore di pioggia.



Impagabile.

tchà.

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permalink | inviato da NASH il 21/6/2009 alle 19:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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